Maria Bertolani Del Rio e l’Ars Canusina: l’arte nata dalle terre matildiche

Tra i castelli matildici, le pievi romaniche e i borghi dell’Appennino reggiano, chi cerca cosa fare in Emilia fuori dai percorsi più battuti troverà un filo meno evidente, ma ancora molto presente: quello lasciato da Maria Bertolani Del Rio, medico e studiosa che nel Novecento trasformò la memoria artistica delle terre canossiane in un linguaggio artigianale riconoscibile ancora oggi, l’Ars Canusina.

Dal San Lazzaro alla ricerca scientifica

Maria Del Rio nasce a Reggio Emilia il 12 febbraio 1892, in una famiglia con una solida tradizione medica: il padre era primario di chirurgia all’Ospedale Santa Maria Nuova. Dopo gli studi universitari a Genova, si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1915 con una tesi sull’acondroplasia e, per proseguire le proprie osservazioni cliniche, inizia a collaborare con l’Ospedale Psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, diventando la prima donna medico assunta all’interno dell’istituto. È proprio al San Lazzaro che conoscerà e sposerà, nel 1917, lo psichiatra Aldo Bertolani, da cui il nome con cui verrà poi conosciuta: “la dottoressa Bertolani”.

Negli anni successivi sviluppa un’intensa attività scientifica nell’ambito della psichiatria e della neuropsichiatria infantile, collaborando a lungo con la storica Rivista Sperimentale di Freniatria, uno dei principali riferimenti italiani del settore, a partire da un primo contributo del 1916.

La sua figura emerge in un periodo in cui la presenza femminile nella medicina specialistica era ancora rara, rendendo il suo percorso particolarmente significativo nel contesto italiano del primo Novecento.

La Colonia Scuola Antonio Marro

Nel 1921 il direttore del San Lazzaro, Giuseppe Guicciardi, fonda all’interno dell’ospedale la Colonia Scuola “Antonio Marro”, dedicata all’educazione e all’assistenza dei bambini con disabilità cognitive attraverso l’ergoterapia. L’anno successivo, nel 1922, Maria Bertolani Del Rio ne assume la direzione, incarico che manterrà fino al ritiro dall’attività lavorativa nel 1952.

È in questo contesto che sviluppa uno degli aspetti più originali del proprio lavoro: utilizzare le attività artigianali non soltanto come occupazione pratica, ma come strumento educativo, espressivo e relazionale. Per la dottoressa il lavoro manuale doveva mantenere un legame con il territorio e con la sua storia, diventando occasione di apprendimento e costruzione dell’identità personale.

La nascita dell’Ars Canusina

Da questa ricerca nasce l’elemento per cui il suo nome è ancora oggi particolarmente ricordato: l’Ars Canusina. Tra il 1928 e il 1935, anche in risposta all’invito a partecipare alla Mostra nazionale del lavoro femminile del 1932 — che richiedeva manufatti legati alle tradizioni locali — Maria Bertolani Del Rio studia i motivi decorativi presenti nelle pievi, nei castelli e nei manoscritti dell’epoca di Matilde di Canossa, trasformandoli in un repertorio grafico da lei stessa raccolto e pubblicato nel 1935 nell’album Ars Canusina. Questo repertorio viene reinterpretato dagli allievi della Colonia Scuola attraverso ricamo, ceramica, lavorazione dei metalli e altre tecniche artigianali.

Nacque così un linguaggio artistico profondamente legato alle terre matildiche, capace di trasformare il patrimonio storico locale in una forma contemporanea di artigianato identitario — tanto apprezzato da ottenere, nel 1938, la medaglia d’oro dell’Opera Balilla. Nel 1948 Maria Bertolani Del Rio depositò il brevetto per tutelarne i criteri di produzione originali, e alla sua morte lasciò il marchio alla parrocchia di Casina, che nel 1990 lo donò al Comune, tuttora responsabile della sua promozione attraverso il Consorzio Ars Canusina.

Ancora oggi l’Ars Canusina rappresenta una delle espressioni artistiche più riconoscibili del territorio reggiano, e una tappa che vale la pena includere tra le idee su cosa fare in Emilia per chi ama unire arte, storia e artigianato locale.

Una figura legata alla storia del territorio

Accanto all’attività medica, Maria Bertolani Del Rio coltivò per tutta la vita un forte interesse per la storia locale, la cultura matildica e il patrimonio artistico dell’Appennino reggiano. Dopo il ritiro dal lavoro nel 1952 si dedicò più diffusamente agli studi storici: pubblicò I castelli reggiani (1959), fu tra i fondatori del CISO (Centro Italiano di Storia sanitaria e Ospitaliera) e ne fu segretaria, contribuendo così alla valorizzazione culturale di un territorio che considerava parte integrante del proprio lavoro.

In questo senso, la sua figura supera i confini della medicina: diventa un punto di incontro tra ricerca scientifica, memoria storica e identità locale. Morì a Casina il 9 luglio 1978, lasciando la propria casa alla comunità: è oggi la “Villa Maria”, casa di riposo per anziani inabili.

Conclusione

Il percorso di Maria Bertolani Del Rio mostra come studio, territorio e memoria possano diventare parte della stessa ricerca culturale. Ed è forse proprio questa capacità di leggere il paesaggio storico dell’Appennino reggiano come qualcosa di vivo a rendere ancora oggi così attuale la sua eredità — e a fare di Casina e delle terre matildiche una delle mete da non perdere tra le proposte di Emilialand su cosa fare in Emilia.

 

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